Dopo il Fus, “l’accantonamento”. Per i restauri 50 milioni in meno

Solo tra una settimana sapremo se i turisti cinesi in visita alla Città eterna, frustrati dal mancato restauro della Domus Aurea, dovranno ringraziare il ministro della Difesa. I contabili del ministero dei Beni culturali, infatti, lavorando sul software che controlla spese e ordinativi, si sono accorti di un ulteriore ammanco. Non bastava il taglio di 27 milioni sul Fus, che rischia di mettere in crisi la Mostra del cinema di Venezia (l’anno scorso ha avuto 5,2 milioni, quest’anno ne avrà 2,5).
14 MAR 11
Ultimo aggiornamento: 03:00 | 7 AGO 20
Immagine di Dopo il Fus, “l’accantonamento”. Per i restauri 50 milioni in meno
Solo tra una settimana sapremo se i turisti cinesi in visita alla Città eterna, frustrati dal mancato restauro della Domus Aurea, dovranno ringraziare il ministro della Difesa. I contabili del ministero dei Beni culturali, infatti, lavorando sul software che controlla spese e ordinativi, si sono accorti di un ulteriore ammanco. Non bastava il taglio di 27 milioni sul Fus, che rischia di mettere in crisi la Mostra del cinema di Venezia (l’anno scorso ha avuto 5,2 milioni, quest’anno ne avrà 2,5, senza potersi autofinanziare al 75 per cento con la vendita di biglietti, come la Mostra di arte contemporanea che resta aperta sei mesi). Adesso saltano anche 50 milioni dai fondi del Lotto (già scremati a 48) e della programmazione ordinaria (in tutto 53 milioni per il 2011). Tecnicamente, trattasi di un accantonamento. Di fatto, però, notano al Collegio Romano, non è mai successo che un accantonamento non si risolvesse in taglio. La restituzione, insomma, è un modo di dire.

Il ministero del Tesoro ha deciso di giocare d’anticipo, per evitare che sparissero i soldi dal bilancio del Mibac. Venerdì mattina ha diramato un comunicato curioso, in cui si fa riferimento alla cessione di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione mobile in banda larga. A norma di legge, continua infatti il comunicato di via XX Settembre, il corrispettivo da cessione, stimato pari a 2,4 miliardi, deve essere incassato entro il 30 settembre 2011. Però, “a titolo cautelativo”, la legge dispone che in caso di insuccesso dell’operazione un importo pari al mancato introito venga recuperato con tagli di spesa pubblica. Si spiega così l’accantonamento provvisorio disposto dalla Ragioneria generale dello stato. Corre voce che la Difesa sia riluttante a liberare le frequenze radioelettriche, perché i militari non avrebbero alcuna intenzione di cederle. Dal ministero della Difesa, però, fanno sapere di essere “prontamente disponibili” a lasciare parte della banda, mantenendo comunque le frequenze che sono “indispensabili per le funzioni essenziali del Comparto Difesa”.

Intanto, per il ministero dei Beni culturali,
che dal governo riceve solo lo 0,21 per cento del bilancio dello stato (circa 1,4 miliardi), 50 milioni in meno dai fondi del Lotto e della programmazione ordinaria, significa dimezzare i fondi già scarsi destinati alla tutela e al restauro, e fare i salti mortali per spalmarli al meglio. Il segretario generale e il capo di gabinetto dovranno decidere quali programmi de-finanziare sulla tabella triennale dei lavori ordinari. “Parliamo del piano per la Domus Aurea, e il giorno dopo ci levano i soldi”, commentano avviliti i funzionari del Collegio Romano che hanno solo due giorni di tempo per rifare ex novo il bilancio previsionale della programmazione ordinaria, che lunedì dovrà essere presentata al Consiglio superiore dei beni culturali. E’ vero che ci sono anche 545 milioni di residui passivi, risorse già assegnate, che però per problemi legali, varianti di cantieri, incapacità gestionale da parte delle soprintendenze, prive di mezzi e di uomini, finiscono al Tesoro che poi li riassegna nel momento in cui i lavori vengono rimodulati. Ma “la situazione è micidiale”, dice il presidente del Consiglio dei beni culturali, Andrea Carandini. “E’ una persecuzione. Siamo alla fine. Non esistiamo più”. Di certo, fiaccare con tagli lineari e “accantonamenti in via cautelativa” la cultura e i beni culturali non è solo deprimente, ma è depressivo per l’intera economia nazionale.